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Ho visto la mia anima Teneva le palpebre Che strano ! Tutta avvolta di nulla e di silenzio Ma non avevo paura Dove non esiste vita "Perchè sei qua?" Nella dolente veglia Gli anni son passati e due righe di parole scolorite -Con un sospiro "Cerco il tempo perduto nella sabbia Devi farli rivivere Per questo sono qui ! Non respingere Ecco due occhi nuovi Dormi adesso ! E ritroverai la te stessa Con queste ultime parole Miraggio senza nome profumato di cenere e di viole *** Versi e grafica di Carolina Parrilla ---
autore marco castoldi
domenica, 06 gennaio 2008 un uomo posa le mani leggera timorosa farfalla a carezzarti splendido fiore e se ne trarrai certezza e giovamento lascia ne abbia nettare posando le labbra la dove nasce la vita assaporando brividi e gioia non chiedendo altro che di vederti felice. Sbocciare al tachicardico unisono Libero volo.
mercoledì, 04 marzo 2009 L’alba senza i miei bimbi….
La tastiera del computer risuona con tonfi da vuoto
eppure il silenzio irreale in quest’alba
di bimbi strappati al quotidiano
non fa rumore
il vuoto di una cameretta non sfatta
all’alba non ha suoni ilari
in giorni di lezioni negate
non aiuta nemmeno a scoprire
che l’orologio tonfa
secondi di gelo
mentre non riecheggia
di “bimbeschi” respiri
non capisco ma mi adeguo
disse mio padre al fronte
e fece prigionia
si lunga e penosa
Obbedisco!ho sussurrato
stroncato dal divieto del loro vivermi
dall’insulsa vipera che ha morso inermi
lacerandone l’esistenza…
Entrare credo sia, in questa trincea
Tra sacchi di sabbiosi sorrisi in attesa del divenire
schiacciato tra l’impossibile andarsene
e l’immobilismo guardingo di chi
non ha concessione di contr’attaccare…
la morte in se sarebbe un più sopportabile fragore
ma tre stelle non brillano nella notte
se il loro astro nascente si fa buio
obbediente combatterò la loro guerra.
autore il mio amico
marco castoldi
È morto: quel povero bambino seppelliamo quel corpicino straziato, merita rispetto e tenerezza poiché era vivo, come noi, adesso è morto, anche noi. Una culla di terra è il nostro futuro, quando il corpo sarà corrotto e solo la memoria, sogno dei vivi, ci potrà illudere. Ascoltiamo allora nella voce di bambino la preghiera: si agita nel buio dei nostri cuori; accettiamo le sue pure lacrime di innocenza, sordi all’inno della ragione, seppelliamo la nostra speranza.
dedicato a tutte quelle mamme che per qualsiasi ragione abbandonano i propri figli
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SE ANCHE TU LA PENSI COME ME COPIA E INCOLLA NEL TUO BLOGER CONTRIBUENDO ALLA FINE DI QUESTA ATROCE MALVAGITA' TI RINGRAZIO DI CUORE BUONA GIORNATA MANUEL. |
Quando l’accordeon d’arancio intonò un celeste tango,
Manuel venne alla luna danzando come un giglio,
venne alla luna e incise due denti di colomba,
mentre l’onda di un sogno bagnava dolci spose.
Quando venne Manuel l’aurora disse al mare:
dove hai portato il canto dei tuoi gabbiani d’oro?
Dove si son fermate le tue potenti alghe?
Quando venne Manuel l’aurora si distese.
Quando venne la notte il Gufo dei Cipressi baciò le tombe vuote,
Il Gatto dei Sospiri sbocciò come le rose nel cerchio dell’arena,
Manuel sfiorò la bocca di una ragazza ragno color del cioccolato,
silente come un puma la mano di un alano rubò un arcobaleno.
Rubò un arcobaleno, rubò tutte le stelle, rubò cento chitarre,
salì sopra la cresta di un gallo ermafrodito armato di coltello,
vagò come un serpente in giungle di saliva d’iguane deliranti,
lottò fino al tramonto con gialle scimitarre fuggite da un castello.
Odiò le capinere sedute sulla bocca dei polipi giganti,
odiò la carne dura delle sirene cane sdraiate sui giacinti,
invase tutto il corpo di un’ape galoppante nell’arnia del peccato,
Manuel prese la nebbia, la trasformò soave in pane prelibato.
Manuel nella corrida ferito da un petardo saltò come un ghepardo,
inerme e sanguinante varcò i confini immensi del circolo polare,
Manuel fece miracoli divini, moltiplicò le carte del demonio,
Manuel portò la croce e porse l’altra guancia ai due ladroni.
Manuel non era Dio, Manuel non era vita, Manuel era la morte.
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Era una notte fredda, e in quel bosco immerso nel mantello del buio il vento si faceva largo dolcemente, attraversando sinistri rami scheletrici e banchettando con i maligni riflessi degli occhi delle volpi. Il fruscio delle foglie era il malefico bisbigliare del bosco delle favole nere, e la luna piena bulimica continuava ad abbuffarsi di luminose stelle. L’uomo camminava lentamente, lo sguardo attento ad ogni minimo movimento del buio, il suo respiro affannoso, talvolta rami secchi che piombavano improvvisamente su di lui venivano prontamente scansati, i versi degli animali notturni erano per l’uomo grottesche risate di malefici folletti. Stringeva con la mano destra una pistola, continuava ad avanzare in quel labirinto di alberi, le radici enormi non fermavano il suo eterno camminare. Si fermò per un istante, guardò la luna e la sua ossessione tornò a molestare la sua anima. Doveva trovarlo, doveva trovare assolutamente quel feroce assassino… dopo aver ucciso l’ennesima vittima si era rifugiato in questo bosco fittissimo che come un malvagio suddito aveva accolto l’uomo nero, il bau-bau omicida e ora lo coccolava, lo nascondeva, lo proteggeva dalla polizia.
La tensione bisbigliava dietro di lui, i suoi occhi guardavano quel luogo che sembrava orribile, subdolo, e che invece in passato lo aveva accolto con il suo calore, basta uno stato d’animo diverso o situazioni estreme e qualunque luogo a noi caro diventa ostile, trasuda pianto, incredibilmente ci appare opaco e lontano. Così era per lui, i ricordi delle gite con la sua famiglia con il sole che filtrava tra gli alberi, i suoi genitori e i suoi fratelli, le risa e i colori pastello dei suoi ricordi come se avesse vissuto in uno spot televisivo si scontravano con una realtà ben diversa, e quei ricordi così idealizzati del bosco vicino ad Ortisei venivano fagocitati da quello che ora stava vedendo, un bosco immerso nella notte che ospitava un assassino. La sua torcia illuminò un sentiero, sembrava proprio una di quelle strade che portavano ai rifugi, ad ogni passo un ricordo nasceva in lui, ogni piccolo particolare aveva per lui una gradevole familiarità, ma ora un obiettivo di morte era in lui e scacciava i sospiri di quel posto, doveva trovare quell’omicida, fermarlo,quei boschi meravigliosi non meritavano di ospitare simili creature, quel verde non doveva essere dipinto da un pennello intinto di sangue. Sussurri del vento notturno lo mettono in allarme, il suo istinto gli dice che oltre quegli enormi alberi alla sua sinistra c’è un’ombra dell’inferno, un uomo che anche il buio teme. Si avvicina senza far rumore, appoggiando la schiena ad un vecchio tronco, gocce fredde di sudore nascono sul suo viso, il cuore urla in frenetici battiti tutta la sua paura, la sua pistola è pronta a riscaldarsi con la carne. Improvvisamente qualcuno gli salta addosso, tenta di colpirlo con un pugnale che lo sfiora, andandosi a conficcare in un albero, facendolo sanguinare linfa. Spara, spara varie volte, e il rumore sordo dei proiettili zittisce il vento magico, spaventa la luna, invita il teschio della morte in quel bosco arcano. Istanti che durano mille anni, castelli dell’inconscio, fate del disgusto. L’uomo che aveva tirato il coltello cade a terra, morto. L’assassino feroce è morto, il buio forse è finito, il bau-bau è ritornato nei libri e rinascerà solo nei racconti di una nonna accanto al fuoco.
L’uomo con la pistola si avvicina al cadavere, e con una fioca luce ricavata dal suo accendino legge la targhetta sulla giacca di quel corpo morto.
C’è scritto “Detective Riccardo Stelvi”.
L’uomo con la pistola rise appoggiato ad un albero, era stato divertente tramortire quel poliziotto che lo stava inseguendo nel bosco, dargli il suo pugnale e prendere la sua pistola, capovolgere i ruoli ed essere lui a dare la caccia alla polizia. Era stato divertente,ma ora il suo pugnale esigeva altro sangue, il bau-bau doveva ritornare nel suo antico ruolo. S’incamminò per il misterioso sentiero, la luna si nascose dietro ad una nuvola nera, stringeva con la mano destra il suo coltello, la lama bianca rifletteva gli sguardi delle civette, il vento veniva ferito da quell’affilatissima punta.
Arrivò davanti ad una casa in legno, un”maso”, dalle finestre, oltre le tendine colorate con graziosi animaletti, intravedeva alcuni adulti e dei bambini vicino ad un grande camino che ridevano. In un’altra finestra una bambina dormiva beatamente in un enorme lettone.
L’uomo rimase per un istante fermo, ad ascoltare le risa e i respiri degli animali della vicina stalla.
Una civetta lo osservava annoiata su di un albero.
Entrò nella casa, ponendo fine a quelle risate.
Il sospiro del vento era soppresso dal rumore delle coltellate che penetravano nella carne.
La luna continuava vigliaccamente a nascondersi.
La notte non sarebbe mai finita.
Dio guarda al cuore. Dio vuole il cuore e lo vuole tutto intero. Dove vola il cuore, striscia la ragione. Il cuore dei bricconi è un mare in burrasca. Il cuore è come il vino, ha il fiore a galla. Il cuore è il primo che vive e l'ultimo che muore. Il cuore è un fanciullo che spera quello che brama. Il cuore ha le sue ragioni e non intende ragione. Il cuore non si vede. Il cuore umano è come una macina: se vi mettete sotto del grano lo riduce In farina; se non vi mettete del grano, macina se stesso. Non basta aver pure le mani, bisogna che sia puro anche il cuore. Non si canta bene se dal cuor non viene. Ogni cuore ha il suo dolore. Ogni cuore ha il suo segreto. Parla col cuore e anche i sordi ti capiranno. Quando il cuore è malato, non sente ragione.
ma
amore impossibile
stanotte nel buio sei venuta
nei miei pensieri amore
ci sei rimasta per non so quanto tempo
sei venuta a me in una notte senza luna
notte scura
hai rubato la mia anima
e l hai fatta schiava di te
tu amore impossibile
tu solo sei stata
a stravolgere questa mia vita
sei tu che mi fai vivere in una sorta di limbo
sospeso tra l inferno e paradiso
amarti senza averti
questa e la mia condanna
amore dolce che diventa amaro
amaro come il calice dal quale bevo
lacrime di gioia
gioia infelice la mia
amarti senza possederti
senza avere niente di concreto tra le mani
tu amore impossibile
che hai trasformato la fonte dall'amore alla quale bevevo
in arido solco di terra dove niente cresce
tu amore impossibile
hai imprigionato il fiume che c era in me
in una fragile diga
tu amore impossibile sei entrata in me
mi hai scavato dentro fino ad arrivare al cuore
il mio cuore,dove hai scolpito il tuo nome
amore impossibile
ti amo e ti odio
troppo facile cosi
non ora non puoi andare
non cosi
tu sei un amore impossibile
ed e impossibile che tu vada via
vada via dai miei pensieri
da me
dalla mia voglia d averti,di possederti
non puoi
tu amore impossibile
tu non puoi farmi questo...........

il poeta maledetto

spogliati amore
e vestiro di me la tua pelle
di te faro la dea
da saziare di baci
per il cielo stellato

dei nostri sospiri
a colmare il cielo
del profumo di noi
non per sognare ma per sempre
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Le battaglie si combattono
Austerliz, e Waterloo.
come le linee sul Don o gli angoli sull’Eufrate
rossi slavati di esistenze disciolte
portate come cadaveri dalla corrente
canzoni e poemi fioriti di e dal niente…
Le sconfitte più bieche non hanno rumore
ne resta il bisbiglio lungo quel viale, quel miglio
a fronte bassa ammainando il cappello
passa allo sguardo giudaico
giudicante impietoso
il cumulo ligneo
che racchiude zittita
sfinita portanza portata
fallita…
Di una guerra svilita
non cumulo attori
chi svanì non combattuto
lo lasciasti di fuori
dove saranno giudaiche preci
marcescenza di fiori
la penna e la spada
difesa ormai rada
ironia e cappello
miserando fardello…
Il giullare vorrebbe
Supremo Signore
che serrassi le rosse del ligneo calcare
e tempo mio Dio
di renderti croce
da giullaresco recitante
privato di voce.
lavando quel palco
ormai buio e incolore
con le mai date lacrime
quelle più amare
in esse è racchiuso ciò
che resta del sale.
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NANDA MARTINS CANTINHO ENCA...ha scritto:
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E CRESCENDO IMPARI.......
E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affanosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose....
...e impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.


cirne vittoriosi... La felici
tà non e' quella che affanos
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicitaà.
amente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,... non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari..., la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova. Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose.... ...e impari che il profumo del

caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve. E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri. E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami. E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici. E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi. E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità. E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami... E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia. E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston. E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.


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